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Proviamo a catapultarci indietro di una decina di anni e guardiamoci intanto che facciamo in una giornata 25 telefonate, spediamo una decina di lettere, copiamo su CD una decina di canzoni e video e li spediamo ad amici nel mondo…poi litighiamo con 4 persone e quando si fa sera ci  mettiamo in conversazione simultanea con 4 amici. Ecco, dieci anni fa ci avrebbero accompagnati da un buon dottore….invece oggi tutto ciò è la norma per milioni di persone. Lo straordinario successo di FB, coi suoi numeri pazzeschi, è stato studiato tanto e è difficile aggiungere cose nuove, salvo che, al pari del cellulare, vivevamo anche senza, certo, ma ora levarselo è quasi  impossibile. Comunque sia, partendo da riflessioni personali, provo a dire anche la mia e la metto in condivisione, anche se forse è dell’uovo di Colombo che stiamo parlando. Ognuno di noi 500 milioni di iscritti ha avuto la sua motivazione per essere qua…chi per stare in contatto con parenti lontani, chi per fare nuove amicizie, chi per ritrovare compagni di scuola, chi per accedere rapidamente alle informazioni, chi per condividere una passione politica o artistica e culturale in generale, chi per contrastare il senso di solitudine che la troppo veloce vita di oggi porta con se, chi per ‘gonfiare’ la propria personalità miserella in maniera più economica che con auto costose ed escort al seguito. Ci sono poi gli handicappati motori, che nelle nostre città neanche possono uscire da casa poichè le barriere architettoniche glielo impediscono. Queste e molte altre le motivazioni di iscrizione di tutti noi, ma poi abbiamo messo centinaia di foto, scritto infiniti post, note, poesie, filmati e quant’altro in quantità industriale… Ricordate l’aforisma: mi si nota di più se vengo o se non vengo? Dunque anche le posizioni defilate non sempre e non necessariamente, sono immuni dal discorso che stiamo cercando di fare per capire il fenomeno in profondità. Il metodo scientifico poi, impone di scartare gli elementi che si discostano troppo dalla media e allora, per capirci qualcosa, non consideriamo coloro che sono su FB con nome falso e foto di paperino e non postano nulla o quasi. E poi c’è l’infernale meccanismo dei “mi piace”, che a molti di noi solletica a un tempo sia la vanagloria che l’affettività, oltre le spesso necessarie conferme alla speranza che non ce la stiamo cantando in solitudine cosmica e ci invoglia quindi ad esprimerci ancora e ancora  in pubblico. Mi sono allora detto che se milioni di persone, a centinaia addirittura, dopo essersi iscritti rimangono e anzi ingigantiscono il profilo, lo arricchiscono, più di luci che di ombre ovviamente, fino a crearsi assai sovente personalità parallele al vero…non finte, ma parallele, di affianco a una realtà che schiaccia nel ruolo più che privilegiare il senso del nostro stare al mondo, ci deve essere una o più motivazioni profonde, comuni a tutti per questo permanere a dispetto dei disagi e delle arrabbiature e incomprensioni ….. e che prescindono dalle ragioni iniziali di iscrizione. Questo mi sono detto.   Un minimo comune multiplo insomma, in cui la stragrande maggioranza di noi può riconoscersi per motivazione profonda. Infatti, a mio avviso, certamente opinabile, se un fenomeno coinvolge milioni e milioni di esseri umani, siamo nel campo del collettivo condiviso e le motivazioni iniziali di ciascuno sarebbero allora solo la via per incontrarsi laggiù, nel substrato comune, che va a costituire l’esperienza di specie, qualcosa come il volare degli uccelli, che non è certo esperienza dei singoli, ma di specie. Sono allora andato a cercare in questo substrato comune e fra altre cose ci ho trovato il bisogno di attenzione, una cosa antichissima che nei primi mesi di vita addirittura è sovrapponibile all’istinto di conservazione e poi lungo la vita assume svariate forme ma, a mio avviso, rimane il centro di tutto, almeno per quella parte di umanità che ancora non è riuscito a trovare il centro in se stessi e lo cercano fuori da sè. Siamo davvero in tanti credo in questa condizione di cercare conferme fuori, dagli altri, ritenendoci, certamente a torto, non forniti di tutto quel che serve. Ritengo che l’attenzione sia all’origine di tutto…amicizia, amore, stima e rispetto. Anche il dissenso espresso è un segno di attenzione e spesso il più utile. Solo l’indifferenza fa male davvero, salvo, ripeto, essere bastanti a se stessi. Senza l’attenzione si è soli al mondo, almeno fino al giorno che non si è tanto avanti sulla strada della crescita individuale e della consapevolezza, da aver posto il Centro  dentro e non più fuori da sè stessi. Grazie per l’attenzione, appunto!

Carlo Anibaldi,  2011

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