LA POLVERE DELLA STORIA


di Carlo Anibaldi

Ai nostri contemporanei dobbiamo tutto, il resto è solo la polvere della Storia che, pur inconsistente, tutto ricopre. Ci sono valori e circostanze che riteniamo centrali nella nostra storia personale; generalmente sono gli incontri, l’Amore, la Libertà, la Fortuna, gli affetti e poco altro. Con ciò tutto sembra detto. Per altri versi, anche a volerli mettere in fila, in ordine di importanza personale o anche in ordine alfabetico, par sempre che manchi qualcosa.

Dico questo perché il nostro sentire più intenso è nell’unicità, eppure ci muoviamo all’interno di valori, sentimenti, azioni ed emozioni che sono universali e universalmente vissuti, senza distinzioni di luogo e di tempo. Ma allora, cos’è che ci fa sentire così unici fra i nostri simili? Ogni nostra esperienza, con ogni probabilità, è già stata sperimentata o lo sarà in futuro. Queste stesse mie parole non è impossibile che già siano state pronunciate. Io credo allora che il sentimento che ci è più caro, quello che avvertiamo come unicità nel Creato, sia un dono dei nostri contemporanei.

I nostri contemporanei sono quattro o cinque generazioni di individui al massimo. Non sarà necessario stringere la mano a tutti per convincerci che stiamo compiendo insieme questa traversata. Dovremmo infatti, al pari dei passeggeri di una nave da crociera, essere tutti pervasi da un sentimento di magica empatia verso i nostri compagni di viaggio con cui stiamo condividendo esperienze. Per molti è proprio così, e quelli sono i migliori, perchè al di là di queste parole c’è davvero la possibilità di stringerci in un abbraccio con i contemporanei, a patto di considerarli compagni di viaggio quali sono.

In queste considerazioni sull’unicità che ci viene dalla contemporaneità, non posso fare a meno di soffermarmi sulla qualità dei nostri compagni di viaggio, che è la stessa cosa che considerare la qualità della nostra vita. Intendo dire che, ad esempio, essere ebrei ed aver avuto Hitler come compagno di viaggio è stato determinante per milioni di persone che aspiravano legittimamente ad una vita degna. Alla stessa maniera, per tanti uomini di colore fu determinante per le loro vite aver avuto Abramo Lincoln come Presidente, un contemporaneo di alta qualità.

Nel privato le cose non vanno molto diversamente. Il meglio e il peggio della nostra esistenza sta più nelle mani degli altri che nelle nostre. A dispetto di pur affermate teorie psicologiche, io penso che nella formazione della qualità della nostra vita, il ruolo centrale è affidato ai nostri contemporanei. Non mi riferisco in modo esclusivo ai contemporanei prossimi, che pur hanno un ruolo importante, ma in definitiva un marito manesco lo si può abbandonare. Diverso è prendere le distanze da un’autorità disonesta o dai mandarini di un regime, ma questo è un’altro discorso.

 Non fosse per i nostri contemporanei, saremmo, come del resto alla fine saremo, un puntino indistinto in una moltitudine di lapidi di sconosciuti, come negli antichi cimiteri di campagna che ci è capitato di visitare. Nel bene e nel male sono loro a conferirci unicità e irripetibilità, i contemporanei. Per convincercene in maniera definitiva dovremmo sfogliare quei vecchi album di foto al mercato delle pulci: quelle persone di cent’anni fa sono morte due volte, anche nella loro unicità che hanno perduto con la perdita di tutti i compagni di viaggio e dunque con l’oblio sentimentale. Perfino gli artisti e i grandi personaggi, quelli che sembravano i padroni degli eventi e delle genti, non hanno un destino diverso, infatti ciò che sopravvive è solo la polvere della Storia, quella sottile patina che contiene i rumors, le tracce, nei Movimenti e nelle opere, ma l’unicità dovuta allo scambio di sensazioni e sentimenti con i contemporanei è finita col finire dell’esistenza in vita dell’ultimo compagno di viaggio. Fintanto che erano in vita i superstiti del Titanic, ebbene quella era una forte esperienza che emozionò i contemporanei per decenni, poi è divenuta Storia, polvere impalpabile, irraggiungibile come sa esserlo un racconto d’altri tempi.

Comments

  1. Sabrino says:

    A chiara prosa non far chiosa. A volte, raramente, i singoli, quando hanno un alto livello di consapevolezza, cambiano le coscienze di moltitudini puntiformi. Occorre recuperare gli insegnamenti di antiche scuole che indicavano nello sviluppo della coscienza la possibilità evolutiva per tutta la specie.

  2. Sabrino says:

    La traversata dell’ Oceano interrotta. Quando si riesce a farla, in sogno, magari volando e facendo giravolte e capriole nell’ aria, ha un significato enorme, e tu lo sai, Carlo. Io l’ho fatta, con capriole su un aereo impossibile che traversava un mare immenso notturno. L’aereonave cadde in acqua ma quando stava per affondare un sommergibile affiora e il suo comandante, vestito di bianco, mi salva, aereo paradossale incluso,e mi dice:” Pensavi che ti avrei lasciato annegare?”

    • Grazie delle tue osservazioni Sabrino…In effetti l’immagine archetipica del ‘viaggio interrotto’ insieme forse ad un altro fattore….la rigida divisioni in classi sociali, che si ripeteva nella grande nave ‘inaffondabile’, che però è stata travolta da un destino comune davvero irriguardoso, penso siano i fattori che hanno reso inaffondabile nel tempo questo evento.

  3. Maria Longo says:

    Bellissimo articolo, Carlo …sei, come sempre, sensibile e coinvolgente !!! I video, poi, belli e struggenti…danno un brivido infinito ! A presto…

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