ARCHETIPI E POTERE


di Carlo Anibaldi

Come esseri umani in generale e come soggetti politici in particolare, dobbiamo quotidianamente confrontarci con tentativi, non sempre limpidi, di farci subire la ‘fascinazione’ di alcuni individui che ambiscono ad acquisire potere su di noi, ma attenzione, siamo all’interno di una ‘trappola psicologica’ vecchia come il mondo…

Per cercare di capire di più circa questi meccanismi e difendercene, proviamo a servirci di alcuni elementi che conosciamo della natura umana e vedere se ci possono essere utili. Il ‘segreto’ del successo, sia esso pubblico o privato, sembra attinente alla capacità di tenere in pugno, se così posso esprimermi, l’altro. Un atto di questo tipo solo talvolta è volitivo, per lo più non è cosciente e si dispiega grazie a meccanismi noti. Non voglio qui soffermarci sui metodi ‘scoperti’ di conseguire potere sull’altro, vale a dire il ricatto, l’intimidazione e la violenza fisica. Appare più interessante sondare i meccanismi del potere reale, quello in grande stile, quello che nella vita privata e in quella pubblica consente di conseguire vantaggi altrimenti insperati. 

Per compiere questa esplorazione delle possibilità e comprenderne i meccanismi, dobbiamo fare un passo verso alcuni elementi base della psicologia del profondo e dunque all’origine del ‘funzionamento’, quel posto cioè dove si crea e, successivamente, dirige secondo regole infallibili, l’energia psichica. Il fatto incontestabile che la nostra mente abbia una straordinaria capacità di elaborazione delle informazioni, non dovrebbe trarci in inganno circa le effettive possibilità di conoscere la radice dei nostri atti di volontà, dunque le nostre scelte. Proviamo ad immaginare un edificio ben riscaldato ed illuminato. Nel viverci e lavorarci all’interno, la nostra percezione fisica ci fornisce dati molto affidabili circa lo stato di benessere o meno, ma questi dati che elaboriamo, temperatura sulla pelle e luminosità, sono solo il risultato dell’energia ‘spendibile’ e sulla base di quella ci facciamo opinioni circa la qualità della vita in quell’edificio.  

In realtà il processo di ‘creazione’ di quel benessere o malessere percepito avviene altrove, nella centrale termica ed elettrica, secondo regole ai più sconosciute, di termostati, potenziometri, leggi della termodinamica e dell’elettronica sulla trasformazione dell’energia. Alla stessa maniera noi siamo portati a ritenere come atti volitivi le scelte determinanti della nostra vita, ma credo bisognerebbe soffermarsi sui momenti creativi e trasformativi di quell’energia. Dal punto di vista filogenetico la corteccia cerebrale, il luogo cioè dei nostri atti di volontà, è una struttura assai giovane e arrivata per ultima su strutture preesistenti, di grande efficienza, che ci hanno permesso di sopravvivere in un ambiente ostile e che sono state alla base di ulteriori evoluzioni. E allora, visto che non possiamo prescindere dal nostro cervello ‘antico’, cerchiamo di conoscere come funziona e come abbia un peso spesso determinante sulle scelte, le empatie, gli ‘innamoramenti’, gli atti eroici e quelli vili, e soprattutto come esso viene ogni giorno più o meno consciamente manipolato.   

Il potere sull’altro o addirittura su una moltitudine lo si ottiene solo assecondando un bisogno profondo e la chiave di questo potere è la conoscenza di quel bisogno. Qui non facciamo marketing e allora non ci interessa trovare il modo di vendere bene un detersivo, e nemmeno facciamo psicoanalisi per capire qualcosa di più sulla scelta sbagliata di un partner, ma più utilmente, almeno in senso sociale, cerchiamo di sapere di più sulla scelta di un leader, di un capopopolo, di un Presidente di qualcosa. Un mafioso e un delinquente in generale si esprime in termini simili: “quell’uomo o quel gruppo lo tengo per il collo”, esprimendo in questo modo un potere coercitivo, tendente a soggiogare con metodi ricattatori in senso lato, anche violento. Un leader, politico o altro, si potrebbe invece esprimere così: “quell’uomo, quel gruppo, quella moltitudine li tengo per l’ARCHETIPO”.   

Gli archetipi sono strutture che è riduttivo chiamare ‘intelligenti’ poiché prescindono dall’intelligenza e appartengono alla ‘memoria’ di specie, umana in questo caso; possono essere considerati come dei contenitori delle esperienze fondamentali dell’umanità che lì si sono depositate e che sono patrimonio di ogni essere umano, indipendentemente dalla latitudine e dal grado di civilizzazione. In questi contenitori ci sono figure (archetipiche) che appartengono a tutte le mitologie, a tutte le leggende e a tutte le religioni. Sono storie tramandate nei millenni da popoli ai quattro angoli del pianeta che nulla avevano in comune e nulla potevano scambiarsi a livello di conoscenze e riguardano invariabilmente comportamenti e modi di essere tipici della specie. Ovunque sono descritti gli Eroi, i Vili, i Salvatori, le Grandi Madri, i Vecchi Saggi, il Puer Eterno, il Satiro, il Condottiero, il Demonio, l’Angelo, la Vergine, la Meretrice.

Per brevità non aprirò ora un altro capitolo, peraltro davvero interessante, circa l’affermazione di alcuni studiosi che ci dicono che ciò che sospinge la vita di ognuno di noi è inconsciamente la realizzazione di un archetipo e dunque ci troviamo circondati da Grandi Madri, da Condottieri, da Salvatori, da eterni Puer e così via e ci daremo pace solo quando avremo individuato l’archetipo che inconsciamente sospinge noi stessi e la nostra vita. Tornando al potere dell’uomo sull’uomo, alla luce di questi ragionamenti, che invero i ricercatori hanno messo in campo da quasi un secolo, appare di una certa evidenza il fatto che alla base delle fascinazioni di massa e non solo, ci sia il più o meno cosciente “travestimento” da archetipo. Un politico che, nonostante la giacca e la cravatta, riesca a mettersi i ‘panni’ di El Cid, di Cromwell o del Cristo, ha grandi possibilità di affascinare le masse, di convogliare insomma su di sè la straordinaria energia connessa ad un archetipo fra i più antichi e potenti fra quelli affondati nell’inconscio di tutti noi, quello del Salvatore, appunto.

Se costui, politico, militare o religioso che sia, riesce nell’impresa di animare nel nostro inconscio un potente archetipo di specie, ad esempio il Salvatore, il Vecchio Saggio o il Condottiero, ebbene siamo molto al di là della propaganda, siamo nella fascinazione assoluta ed irrazionale e allora può prendersi le masse. Auguriamoci a fin di bene. La storia ci porta esempi clamorosi di personaggi che hanno acceso nelle masse la forza di archetipi antichi quanto il mondo, che ritroviamo anche nei graffiti di caverne paleolitiche, ed assai poco mutati se non nella forma esteriore, nella Storia e nella cronaca anche contemporanea. Penso a Churchill, a Hitler, Stalin, Peron e Mussolini, ma anche ai piccoli capopopolo della scena politica odierna.

Qui chiudo poiché quanto volevo evidenziare è ora palese: il potere di attrazione di un leader è tanto maggiore quanto più il nostro senso critico è povero o impoverito, in definitiva quanto più la nostra capacità di far funzionare coscienza e cervello evoluto soggiace alla potenza del cervello arcaico, preda di fascinazioni archetipiche con cui vestiamo personaggi spesso mediocri.

(Carlo Anibaldi – 2021)

La Cancel Culture Vs l’incultura


Enrico Mentana: “La cancel culture come i roghi dei libri scomodi del nazismo”.

Non sono d’accordo. Innanzitutto perchè la “cancel culture”, cioè l’inversione della possibilità data da sempre al potere di cancellare, ridurre al silenzio, coloro che potere non ne hanno, è nata negli USA ad opera della comunità afro-americana, che dimostrò che non era necessario avere il potere per imporre una cultura, ma che dal basso, stavolta, vale a dire come individuo, era possibile “scegliere”, questione sempre negata alle persone di basso reddito, di scarsa o nulla influenza nelle decisioni che pur li riguardano.

Vennero poi i Social e il moltiplicarsi dell’offerta delle televisioni. La possibilità di scegliere chi possa avere influenza culturale su di noi si è allargata a macchia d’olio. Ora si può scegliere di negare un “mi piace” ed anche bannare dalla nostra quotidianità persone, giornalisti ed esponenti politici che esprimano convincimenti, opinioni, e in definitiva propaganda, lontane dalla nostra visione del mondo. Persone che portano idee lontane dalla nostra Weltanschauung, direbbero i tedeschi, per meglio esprimere con una sola parola che alcune persone e/o personaggi ci appaiono come provenienti da altre terre, da altre radicate culture che non sono la nostra.

Bene, si direbbe dunque che la “Cancel Culture” sia un grande passo verso la democrazia, intesa come libertà interiore di scelta. Purtroppo in Italia accade che di ogni vagito di democrazia reale si impossessi la destra per farne una mazza per stravolgerne il senso e in definitiva per reprimerlo. La libertà del singolo di potersi scegliere il modello culturale cui aderire è infatti l’antitesi del pensiero di destra, particolarmente in Italia, dove la destra sbandiera la parola “libertà” ma che di fatto questa libertà è sempre contro qualcuno.

Ecco allora che i grandi gruppi di potere hanno in odio il fatto che chiunque con un semplice telecomando in mano abbia la possibilità di cancellare palinsesti abilmente architettati per “plasmare” la pubblica opinione a loro vantaggio; ecco che giornalisti mediocri, che avevano visto nella possibilità di scrivere su un giornale a tiratura nazionale o parlare da un microfono in TV l’agognata chance di parlare al mondo, frustrati dai mancati “mi piace” o perfino da un “grrr” o un ban, insorgere contro la “Cancel Culture”, additata come ‘barbarie’ nazistoide. Quasi che davvero cancellare le loro facce dalla TV o i loro mediocri scritti dai social possa assimilarsi al bruciare i libri di Bertold Brecht o di Sigmund Freud. Li abbiamo visti recentemente condannare la cultura dal basso, nell’esecrare l’abbattimento di statue dedicate a personaggi sanguinari o ignobili ed anche dileggiare un popolare rapper per aver osato sbeffeggiare una casta di potere che di fatto privatizza pure i servizi pubblici. Li vediamo ogni giorno in atteggiamenti scomposti nel loro macinare odio contro la cultura dal basso a detrimento di quella dei loro padroni …con un semplice click. Il colmo! (Carlo Anibaldi – maggio 2021)

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