Processo alla Resistenza


di Carlo Anibaldi

Si avvicina il 25 Aprile – Oramai siamo al punto che i telegiornali ed i talk show per l’occasione daranno la parola anche ai neofascisti, per farne una ricorrenza “non divisiva”. Chissà che ne penserebbero i morti per la liberazione dal nazifascismo. I caduti per la Resistenza italiana (in combattimento o uccisi a seguito della cattura) sono stati complessivamente circa 45 000; altri 20 000 sono rimasti mutilati o invalidi; i soldati regolari morti nelle formazioni che combatterono accanto agli Alleati nella Campagna d’Italia furono invece circa 3.000.Le donne partigiane combattenti sarebbero state 35.000, mentre 70.000 fecero parte dei Gruppi di difesa della donna; 4.653 di loro furono arrestate e torturate. 2.750 furono deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento; 19 vennero decorate con la medaglia d’oro al valor militare. I tempi sono cambiati al punto che si vorrebbero decorare al Valor Militare anche gli alleati dei nazisti? Siamo fuori dalla Storia e anche fuori di testa oramai.

Alienazione da ipersocializzazione


di Carlo Anibaldi

Salvo coloro che hanno fatto dei Social il loro business e quindi emotivamente impermeabili ad ogni altra questione che non riguardi la propria visibilità, per tutti gli altri l’iper-stimolazione dovuta a miriadi di notizie vere o false rimbalzate sulla nostra home, opinioni rispettabili e infami, persone degne e psicopatologie a briglia sciolta, il tutto mescolato senza filtri possibili, come siamo abituati nel mondo fenomenico (nei social è in ogni momento possibile che un idiota in mutande, dalla sua cameretta irrompa sulla tua bacheca a richiedere attenzione e tempo), ebbene tutto questo rischia di essere superiore alla nostra possibilità di fronteggiare contenuti che superino il contenitore. Viene spontaneo di pensare che chi non ce la fa può tornare alle 4 telefonate pomeridiane agli amici, ma una exit strategy così semplice non esiste. Non può esistere poichè la comunicazione digitale ha abituato il nostro cervello a ritmi e quantità di sollecitazioni tali che venti anni fa avremmo giudicato da manicomio, per poi diventare la norma. Un po’ come pensare con aria di nulla di tornare a godersi una commedia di Pirandello dopo anni di action movie americani.

In pratica siamo intrappolati dentro le scopo dei Social, che non è quello di una sana socializzazione ma di inebetirci al punto di divenire buoni clienti divoratori di pubblicità e messaggi subliminali. Quello descritto non è un vero problema per i ventenni, poichè loro credono che i ritmi siano questi e si adattano, il problema è per coloro che hanno conosciuto altri ritmi e difficilmente si adattano, più facile che si alienino.

DOSSIER STRAGI


In queste 50 pagine sono raccolte e commentate con dati e date tutte le stragi e gli assassinii compiuti in Italia dal ’42 al ’94 per mano o responsabilità dei fascisti e neofascisti italiani. (download file pdf: http://www.periodicoliberopensiero.it/pdf/DOSSIER-STRAGI-dal-1942-al-1994-in-Italia.pdf )

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