Il popolo di Pasquino (di Carlo Anibaldi)


Ogni volta che muore un grande autore TV in Italia, se ne tessono le lodi, meritate, per la sagace ironia che ci ha allietato ed arricchito lungo generazioni. Si dice, a ragione, che gli italiani hanno il gusto dell’ironia ed in varia misura tutti ne sono forniti, fino a formulare massime di vita come “L’ironia salverà il mondo” o “Una risata li seppellirà”.

Guardando il fenomeno più da vicino osserviamo che quella dell’ironia è una caratteristica che hanno sviluppato di più e meglio quei popoli per secoli soggiogati da dominazioni straniere o da un potere temporale assoluto, dunque in particolare l’Italia, dove fino al 1870 in gran parte era sconosciuto quel Parlamento che in altri Paesi d’Europa e oltreoceano era da oltre due secoli un dato di fatto, seppure con diverse caratteristiche di potere effettivo.

Ecco allora che l’ironia, passata di bocca in bocca perlopiù in forma anonima, era il solo riscatto possibile del popolo, minuto derivante dal non avere voce e rappresentanza. In definitiva non si tratta di una qualità di quelle di cui essere troppo orgogliosi, somigliando piuttosto alla “rivolta del verme”.

I Patrioti del Lockdown


Il concetto di Patria, quello che in questi giorni dello scorso anno ci faceva lacrimare dai balconi in un momento di grave calamità, ma anche nelle vittoriose partite della Nazionale, quel concetto che ci fa cantare l’Inno di Mameli nei momenti forti, nonostante l’amor di Patria canti la stessa patria che ha tagliato fondi alla sanità, lasciato crollare ponti, ha arricchito banche e faccendieri, lotta ai poveri anziché alla povertà che si è fatta tricolore, ha una origine antica, forse archetipica di riferimento alla Madre, la madre terra, la mamma, la vedova, la nutrice. Questa concezione tanto forte e profonda cui non raramente il ‘patriota’ ha fatto dono della vita stessa, è la medesima che riprese il Marinetti prima e dopo la prima guerra mondiale con i proclami Futuristi e che, dopo essere stata la base teorica del fascismo, è rimasta forte negli italiani lungo generazioni. Ma il patriottismo non è uguale dappertutto, ogni Paese ha valori fondanti peculiari. In Francia i “sanculotti”, cioè quelli non portavano le culottes, i tipici pantaloni sotto il ginocchio regolarmente indossati dalla nobiltà e dall’alta borghesia durante l’Ancien Régime; in Danimarca è il vichingo dormiente che si risveglia quando la patria è minacciata; in Inghilterra è l’orgoglio di popolo guida per secoli. Non c’è da stupirsi della forza del patriottismo, poichè fa leva su un archetipo affondato nell’inconscio di tutti.Detto questo, non intendo certo condannare chi canta dai balconi ogni repertorio, ma sempre preceduto o seguito dall’Inno di Mameli, ma solo solidarizzare con con chi “Basta canti dai balconi, tre giorni di lutto nazionale per i nostri morti che non trovano posto nemmeno nei cimiteri”, poichè la Patria e il patriottismo, nel suo generare più vittime che eroi, è spesso più megera che Madre, particolarmente in Italia, dove le sinistre sono state fiacche ed anzi hanno snobbato l’argomento, lasciandolo alla destra fascista, che ne ha fatto un armamentario retorico, in pratica impossessandosi della forza intrinseca ad un archetipo della specie umana tutta.

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