LA RAGNATELA di Carlo Anibaldi


 Avete mai sentito parlare dell’Associazione Italiana dei Medici Zen? Oppure dell’Associazione Italiana dei Fisici Taoisti? O dei Filosofi Mormoni Italiani? No, certamente no!  Quello che abbiamo visto…noi e nostri nonni e bisnonni sone le associazioni cattoliche di ogni sorta, a coprire ogni ambito del libero pensiero per renderlo di parte.

 Non ci sono più i tribunali ecclesiastici e la Santa Inquisizione, nè il boia a Castel Sant’Angelo o il rogo in Campo dei Fiori. Quando i tempi sono cambiati a forza di cannonate piemontesi, la linea politica è diventata strategia…vincente. Abbiamo visto il proliferare di un associazionismo cattolico che in pratica avesse le stesse funzioni di precedenti istituzioni illiberali, ma senza averne l’aria.

 Dalla culla alla bara siamo seguiti passo passo da dictat circa il bene e il male, il buono e il non buono. Ma per questa operazione panculturale non poteva essere bastante il catechismo e la predica domenicale nelle chiese, ma una vera ragnatela che avvolgesse e collegasse ogni ambito, da quello educativo a quello professionale…da quello affettivo a quello artistico, perfino. Sono dunque proliferati asili di suore e salesiani di preti…colonie marine e montane per i giovani. E poi associazioni di medici cattolici, di scienziati cattolici, di filosofi, letterati, economisti e politici cattolici. I fondi a queste associazioni benemerite non sono mai mancati, mai sono stati soppressi o dichiarati fallimentari. Sono anzi spesso il centro vitale di quanto nella società funziona senza tentennamenti. Il successo arride da oltre un secolo a queste associazioni poichè sono le sentinelle della fede, gli avamposti di un pensiero unico che passa indenne attraverso guerre, crisi, rivoluzioni, controrivoluzioni e ogni sorta di catastrofe sociale, poichè sempre allineate coi potenti di turno.

 Per quanto con spunti paranoici, la cosa sarebbe comprensibile da un punto di vista dottrinale integralista ed  aggressivista…ma non è questo, non è nemmeno questo…le prove sono milioni, ma basta guardare a come migliaia di vedove sono state ‘convertite’ a lasciare alla chiesa i loro averi mobili e immobili…un tempo non lontano anche in modo coercitivo, basti guardare a Beatrice Cenci, il cui solo torto era di avere un patrimonio che facesse gola al papa e per questo fu assassinata. Oggi i metodi sono diversi, ma ugualmente la chiesa di Roma necessita di molti miliardi ogni anno. Soldi che…conti alla mano…servono a tenere in piedi la ragnatela descritta sopra e in minima parte, come fumo negli occhi, alla partecipazione in opere di misericordia. In quanto a queste ultime, bisogna anche dire che sulle elemosine ed i grandi elemosinieri, la chiesa ha costruito l’impero economico che conosciamo…Le opere missionarie all’estero sono le odierne crociate, a colpi di ospedali e collegi per fanciulli, operano la conversione di quanto c’è ancora da convertire. Retaggio di un mondo antico che non è nemmeno invecchiato, nei consessi, concistori e nelle encicliche dei papi che si avvicendano con la stessa mission da secoli.

ARIA FRITTA! [parafrasando Bukowsky]


Cazzo! La vita qua corre via di gran carriera…qualcuno va dicendo cose strane…tipo ‘riprendiamoci i giocattoli’, torniamo a quando eravamo felici, che si invecchia meglio. Ma io son più felice oggi di allora, a dire il vero…mah…Altri invocano un maggiore impegno civile, che la comunione con gli altri fa bene….bah, mica li capisco tanto pure questi. La società è decadente, dicono…azz! Che mi metto domani…in questa società decadente?  Ahahahaha….Urge una riflessione và, sennò domani in ufficio…alla pausa caffè, ci faccio la figura dell’imbranato coi colleghi…Dunque com’era ‘sta cosa? Ah sì, siamo decadenti, stante che pensiamo solo ai cazzi nostri…mmmmh, embè, dove sta il problema? No, così non va…mi devo impegnare di più in ‘sta riflessione. Azz…che caldo oggi….Prendo il walkmann con ‘Roma Capoccia’, di Venditti, un pacchetto di sigarette, un caffè americano e vado in camera mia. Mi spoglio, tengo le mutande e mi sdraio sul letto. Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: pittura, scrittura, scultura, berlusconismo, antiberlusconismo, comunismo, leghismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, finisco di vivere in Costa Azzurra, ciclismo, fascismo, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, facebook, dieta vegetariana, anzi vegana, India, composizione, erbe aromatiche, direzione d’orchestra, fiori di Bach, campeggio, yoga, sesso estremo, domani mi iscrivo in palestra, affiliazione alle mafie, caciara, gioco d’azzardo, alcool, ozio, vado a vivere a Londra, gelato di yogurt, politica, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, carriera, pedofilia, succo di carota, twitter, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City….. Azz…la gente fa un sacco di movimento e poi tutte queste cose sfumano e resta niente.

La gente deve trovare qualcosa da fare mentre aspetta di morire, gira a vuoto, un sacco di aria fritta. Sai che gli dico ai colleghi dell’ufficio alla pausa caffè? Che era bello avere una scelta e io l’avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Domani è lunedì e esce il Corriere dello Sport. Eccola qua la scelta. Alzo il volume e mi addormento. Gli italiani alla fine sapevano il fatto loro, azz se lo sapevano. Forza Roma!

(Carlo Anibaldi)

IL SIMBOLISMO JUNGHIANO (di Carlo Anibaldi)


Nel corso della sua lunga vita (1875 – 1961) Carl Gustav Jung ha esplorato molti ambiti riguardo l’animo umano ed i suoi segreti, ci ha lasciato infatti contributi che sono tutt’oggi riferimento fondamentale per chiunque voglia cimentarsi nello studio delle umane cose, particolarmente riguardo la psicologia del profondo, la filosofia e la storia dei Simboli dell’Umanità.

Si deve a Freud la fondamentale intuizione dell’esistenza di una zona del nostro immaginario che non è sottoposta alle regole della coscienza e che quindi sfugge alle categorie tipiche della mente quali il bene e il male, un prima e un dopo: l’Inconscio. In questo ambito, tipico del mondo dei Sogni, degli Istinti e delle Emozioni e dunque del cosiddetto “cervello arcaico”, non abbiamo un diretto controllo da parte della Coscienza, parte “alta” della psiche”, ci troviamo piuttosto nella condizione di subirne gli influssi. Gli studi di Freud conclusero che in questa zona inconscia della psiche confluiscono le esperienze, per lo più infantili, che in qualche modo la mente ha rifiutato e rifiuta in quanto percepite come dolorose e/o fonte di vergogna e non accettazione da parte di se stessi e degli altri. Tali contenuti, qualora irrisolti, cioè non portati alla luce della coscienza adulta, sono in grado di produrre quella sofferenza del mondo psichico individuale chiamata “nevrosi”, variamente espressa e comunque in grado di condizionare l’esistenza, se non altro per le enormi quantità di energia psichica imprigionata nei nuclei “infantili” delle nevrosi.

Quella appena descritta è, in sintesi, la definizione freudiana di Inconscio Personale e della possibilità che questo ha di interagire con l’individuo tramite la “nevrosi”. Jung allargò questo concetto, definendo un ambito che si aggiunge a quello e va oltre, trascendendo l’esperienza personale; chiamò questa zona inesplorata Inconscio Collettivo. L’Essere Umano, inteso come Specie, accumula, fin dalla notte dei tempi, esperienze che sono caratteristiche della specie e di nessun altro nel Creato. Tali Esperienze Fondamentali dell’Umanità sono, in questa concezione junghiana, strutturate nella psiche per diritto di specie, al pari dei processi filogenetici che la caratterizzano, come l’aver assunto la stazione eretta, l’aver modificato la dentatura, l’aver perso la pelliccia di pelo, ecc…

 I Simboli per Jung sono il linguaggio attraverso cui la mente si esprime, un linguaggio dunque molto antico che va inteso come nutrimento ed espressione della mente stessa e va a costituire l’essenza dell’Inconscio Collettivo, come lui stesso lo ha definito. Proverò a fare qualche esempio per rendere più chiaro il concetto espresso.

Alcune migliaia di anni or sono, ai quattro angoli del mondo, popolazioni lontanissime e certo non in contatto fra loro, tracciavano sulle rocce, sui monumenti funerari e sacri, sugli utensili, disegni di forma quadrata e/o circolare di aspetto e contenuto straordinariamente simile tra loro.

Il Simbolo della Croce è parecchio antecedente all’era cristiana, e lo ritroviamo nella simbologia sacra di civiltà lontanissime tra loro che nulla potevano avere in comune, se non qualche elemento psichico inconscio, appunto.

Figure mitiche come l’Eroe, il Guerriero, la Grande Madre, il Vecchio Saggio, il Fanciullo, il Demone, la Fata, le ritroviamo nelle culture delle più antiche e disparate civiltà del Pianeta. Questi miti sono figure archetipiche patrimonio dell’Umanità, vale a dire “contenitori” delle esperienze profonde dell’essere Umano inteso come specie e dunque dalla sua comparsa su questo mondo. La Mitologia Classica racconta infatti storie che ci sono “familiari”, come la leggenda di Edipo, quella di Demetra, di Venere o di Enea, che ritroviamo, pur con nomi e contesti diversi, nelle vicende  tramandate di antiche civiltà pellerossa, centroeuropee o asiatiche.

Gli eventi sincronici (premonizioni, veggenze) sono per Jung un’altra dimostrazione dell’Inconscio Collettivo. Le categorie spazio-tempo sono artifici della mente, la Fisica delle nano particelle ha infatti dimostrato che il prima e il dopo non sono valori assoluti, ma relativi all’osservatore che, a sua volta, è soggetto a più variabili. L’Inconscio è slegato da queste categorie “mentali” e allora accade che in particolari stati di abolizione della Coscienza (sogni, stati crepuscolari, trance, ecc…) ci si possa trovare in un “qui ed ora” che non ha inizio e fine, prima e dopo, al pari di un’immagine e allora ci si può parare davanti quello che chiamiamo “futuro”, ma che invero appartiene alla dimensione senza spazio e senza tempo che tutto comprende e che rappresenta l’Esperienza dell’Umanità, percepibile dall’Inconscio.

La conclusione cui giunge Jung è dunque che la psiche ha uno straordinario contenuto energetico connesso ai Simboli e, semplificando un importante postulato junghiano, si potrebbe dire che la vita di ognuno di noi è inconsciamente sospinta da un destino realizzativo che, a ben vedere, è già tracciato in un simbolo affondato nel nostro inconscio e che tendiamo a rappresentare nel corso della nostra vita. Guardando con questi occhi gli esseri umani che ci circondano, possiamo ben riconoscere tanti Edipo, tante Demetra e gli Eroi come El Cid o Giovanna D’Arco, i Demoni come Hitler e quelli votati al Male. Le tante Grandi Madri per antonomasia e i Vili, gli Avari, gli Eroi e i Puer di ogni epoca stanno lì a dirci che forse Jung ha intuito qualcosa di davvero grande che è la nostra stessa Essenza.

Carlo Anibaldi

 

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